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E anche stavolta bye bye Microsoft.

Alcuni mesi fa, dopo vent’anni di utilizzo di periferiche Apple e Android, ho voluto provare di nuovo ad avere un computer Windows.

Non è andata a finire bene, ma di questo ti dirò meglio, come é più opportuno, alla fine.

Avevo preso un surface pro X, quello con architettura Arm, perché da quando Apple é passata a Silicon ho visto quanto é bassa la qualità di Intel: vanno piano, scaldano, consumano molta batteria. Non avrei mai immaginato fossero dei processori così scarsi, ma dopo avere visto M1 mi sono dovuto ricredere totalmente.

Purtroppo, Windows on Arm é ancora un fenomeno molto limitato e circoscritto e molte applicazioni o non sono compilate per Arm, e quindi vanno, più lentamente e con maggior impiego di risorse, solo sotto emulazione, oppure non vanno proprio

Il mio browser preferito, Firefox, esiste ad esempio compilato per Arm, basta scaricarlo dal sito ufficiale e installarlo fuori dal Microsoft store, però mancano applicazioni fondamentali, almeno per me, come dropbox.

Di default, infatti, non è possibile installare l’applicazione standard di Dropbox ma solo una sua versione “S” che, a quanto ho capito, praticamente funziona come quella dei dispositivi mobili, senza scaricare e tenere sincronizzati i files in locale. Questa è una cosa inammissibile, anche considerando che con la applicazione standard di Dropbox puoi sia scegliere le cartelle da sincronizzare, sia ulteriormente cosa tenere online e offline.

Pur dopo vent’anni di lontananza, mi sono ritrovato con alcune demenzialità e fastidi tipicamente di Windows che, evidentemente, non sono state risolte, tra cui le seguenti.

Appena arrivato il computer necessita di una dozzina di aggiornamenti, in occasione di quasi ognuno dei quali bisogna poi riavviare – non sono riusciti a fare un sistema come Apple in cui si applicano tutti e si riavvia una volta sola. C’è da dire che il riavvio é molto più veloce di quello cui si era abituati un tempo.

Una cosa che ho sempre detestato é l’icona del cestino sul desktop, che tra l’altro è destinata a rimanere l’unica sul desktop, che io non uso mai per le applicazioni, ma al massimo per qualche documento in evidenza per brevi periodi, di solito tramite link comunque ad un file che si trova dentro a Dropbox. All’epoca ricordo che l’icona del cestino si poteva disabilitare tramite i Power Toys.

Alcune cose mi sono piaciute.

Stupefacente la qualità del riconoscimento vocale, per il momento l’ho usata solo in Inglese; nonostante l’abbia utilizzata non da madre lingua e con tutti i miei limiti, ha riconosciuto sempre tutto, non avrei mai pensato arrivassero ad un livello del genere, in un tablet è una cosa utilissima vista che spesso lo usi senza tastiera.

Il surface non ha un sistema di riconoscimento delle impronte digitali, ma una cam per il riconoscimento del volto, con un sistema che hanno chiamato “Windows hello”, che funziona abbastanza bene; in alternativa, si può accedere con un PIN.

Un limite grosso, e non pensavo di arrivare mai a vedere una cosa del genere, é la quantità scarsa di applicazioni disponibili: praticamente si è ribaltata la situazione di un tempo, dove il sistema operativo per cui si sviluppava di più era Windows.

Durante i pochi mesi di utilizzo, mi trovavo spessissimo ad utilizzare applicazioni Android tramite l’emulatore, ma non è un sistema valido a mio giudizio. Non hai i servizi di Google, ma solo lo store di Amazon, dove ci sono molte meno applicazioni. Inoltre l’emulatore é un po’ lento e farraginoso. Ovviamente, se per l’80% del tempo di utilizzo ti trovi ad usare applicazioni Android, allora tanto vale prendere un tablet più tastiera con quel sistema operativo.

Poi c’erano i tradizionali difetti dei prodotti Windows: livello generale di finiture scarso, sistema operativo di dubbia estetica, politiche degli aggiornamenti originali (per passare da Windows 10 alla 11 non c’era modo di richiedere l’aggiornamento, bisognava aspettare che lo decidesse il server), assommati alle problematiche specifiche di Arm che, pur essendo un processore molto migliore di Intel, é stato poco «sviluppato».

Come é andata a finire?

Con una, anzi due, rotture hardware. Un bel giorno, si rompe una parte di scarsa importanza: il touch screen. Chiamo il servizio clienti di amazon che decide di provare a ripararlo. Lo spedisco e me lo tengono un mese.

Un altro bel giorno, quando ormai me ne ero mezzo dimenticato, arriva a casa un corriere col Surface, senza che la restituzione fosse stata preannunciata in alcun modo.

Dentro, c’è un foglio di Microsoft che assicura che tutto funziona, tutto è a posto e hanno fatto mille test prima di spedirmelo.

Naturalmente avevo perso tutti i dati e le configurazioni, ma mi rimetto a ricostruire il mio profilo, sennonché mi accorgo che il sensore di Windows hello, per il riconoscimento dell’utente, non funziona.

Fatte molte prove, non si accende nemmeno. Molto probabilmente si è rotto o é stato rotto durante il.csmbio del touch screen.

Chiamo Amazon e, con parole gentili, chiedo loro a questo punto di infilarsi nel q-lo il Surface, la tastiera, la penna e il caricatore della penna, così mi organizzano il reso.

Tra vent’anni, se ne avrò ancora voglia, tenterò nuovamente di usare un computer.

O forse no.

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